Udine, come ti vendo un logo per la città.

10 novembre, 2007

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Questo che vedete signori e signore è il nuovo logo della città di Udine. E’ un progetto di inizio anno e segue il mainstream delle operazioni di make-up delle nostre PA. Peccato che ancora una volta si sia arrivati ad un segno grafico disordinato e molto distante da quello che dovrebbe essere la sintesi dei valori di una città. “Sintesi” significa icona e icona significa richiamo a valori condivisi. Se i valori portati da un segno sono solo raccontati e non realmente comunicati dal segno l’operazione è vana diventando spesso gratificazione e vanto solo per chi la promuove. Cito testualmente un brano dalla presentazione ufficiale del logo:

Il nuovo logo del Comune di Udine individua ed esplicita il dualismo tra tradizione e slancio verso il futuro, lo sviluppo e una nuova immagine della città.
La visualizzazione grafica identifica tali aspetti evidenziando “udin” come lingua, cultura e tradizione friulana, unite da un forte legame con il passato e l’ultima lettera, la “e”, come un elemento che si muove verso una nuova realtà, verso un nuovo modo di intendere Udine. Il movimento rappresentato dalla rotazione della stessa lettera è una sorta di proiezione sia verso il futuro che verso l’Est e la nuova Europa, verso nuove opportunità che essa offrirà.
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The city logo of Hangzhou, i finalisti.

10 novembre, 2007

Avevamo già parlato qui del concorso per il nuovo logo della città di Hangzhou ed eravamo riusciti a mostrarvi solo alcuni dei loghi giunti in finale. Grazie al lavoro di Alpha meets Omega ora è possibile vedere tutti gli 11 finalisti. Grazie!

Restiamo in attesa della proclamazione del vincitore e solo allora faremo un commento e vi svelermo il nostro preferito.

Expo 2015 – BIE BIE

24 ottobre, 2007

Feeding the planet, energy for life?

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Milano e Smirne in gara per aggiudicarsi l’expo 2015. Fervono i preparativi e si allestisce la scena per una degna accoglienza dei commissari. Infatti, arrivano i Bie (Bureau International des Expositions), ospiti importanti, e Milano ripulisce il suo volto. Chi sa mai che questo incontro possa cambiare il nostro destino. Per cui mostriamo il piazzale davanti alla Stazione Centrale pieno di colorate sculture e lustro come non lo è mai stato. Piantumiamo le aiuole di fiori colorati e allontaniamo ubriaconi, clochard, zingari e malavitosi dal piazzale. Stupiamo i nostri egregi ospiti con effetti speciali e innalziamo luci al cielo come ha fatto New York per sostituire temporaneamente le sue torri gemelle. Appendiamo bandierine a festa lungo tutto il “boulevard” che da piazza della Repubblica porta in stazione e mostriamo che Smirne non può competere con questa bella, efficiente e vibrante città.
Certo l’EXPO 2015 fa gola e tutti poiché, come ogni grande evento (vedi le Olimpiadi invernali a Torino 2006, Olimpiadi ad Atene 2004, Genova 2004 capitale della cultura, e via dicendo) significa denaro, lavoro, attenzione da parte del pubblico nazionale e internazionale. Non solo, un grande evento può significare molto di più ed essere l’occasione per un ri-posizionamento nel mercato-mondo in cui le città alla stregua di prodotti sono esposte nella grande vetrina della globalizzazione.

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Se così è, allora nulla deve essere lasciato al caso e i valori, le ambizioni, le caratteristiche identitarie della città devono essere mostrate con una strategia comunicativa mirata, chiara e coordinata. La città deve dichiarare ciò che realmente è o desidera diventare attuando progetti concreti e comunicandoli coerentemente. Tutta Milano deve apparire come un grande e vitale organismo che parla di se stesso a un pubblico internazionale senza trascurare però i suoi abitanti.
Kotler (Kotler; Asplund; Rein; Heider; 1999. Marketing Places Europe), grande guru del marketing territoriale, già nel ‘99 parlava di SIM (Strategic Image Management) riferendosi a quel processo di ricerca dell’immagine di una città rintracciabile scegliendo le informazioni essenziali da una sorprendente quantità di dati emessi da un luogo. Sempre nello stesso libro gli autori ammoniscono dal prospettare una città diversa da quella che è realmente, pena l’effetto opposto a quello che si voleva ottenere con la comunicazione.

Allora io mi pongo alcune domande:
Quale è la SIM di Milano? Sarà in grado Milano di gestire il processo comunicativo per proiettare un’immagine coerente e veritiera della sua essenza?
Basterà un Expo perché Milano possa davvero scoprire una vocazione ecologista? Basterà dunque per una città dove da anni si va avanti con la ridicola pantomima delle domeniche chiuse al traffico, dove il livello di co2 è costantemente al di sopra dei livelli di guardia, dove muoversi in bicicletta è più rischioso che gettarsi da una montagna col parapendio?
Saprà Milano gestire i suoi progetti in modo tale da trarne un beneficio che vada oltre il 2015? O l’Expo avrà uno sviluppo sulla falsa riga dei mondiali del ‘90 che hanno lasciato opere architettoniche e infrastrutturali incomplete per una scorretta gestione delle risorse?

Ma ciò che più mi preme sapere è questo: il Comune di Milano chiamerà dei cultural designer per collaborare nel team che si sta occupando dell’Expo 2015?

Bie Bie ☺
Luigi Brenna

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Sul logo e soprattutto sul pay off non mi pronuncio …ma sono convinto che avranno qualcosa da dire i miei colleghi o gli attenti lettori di questo blog ai quali passo la parola.
Andate a vedervi il sito http://www.milanoexpo-2015.com

Milano Film Festival 2007

13 ottobre, 2007

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Si è concluso il 23 settembre il Milano Film Festival, confermandosi un appuntamento importante per la città. Un vasto pubblico composto da bambini, amanti del cinema, registi, giovani e critici cinematografici provenienti da diverse parti del mondo ha seguito con passione e interesse la manifestazione. Mai prima d’ora il Milano Film Festival era stato così grande con oltre 300 film proiettati, oltre 50.000 spettatori a metà della manifestazione, 6 sale di proiezione, con più di 20 appuntamenti, 5 concerti, incontri e presentazioni sparse per la città. La manifestazione nel tempo è cresciuta dal nulla conquistando la sua ufficialità a livello mondiale e nel sito ufficiale è possibile trovare molte informazioni e tanto materiale che testimoniano la portata di questo evento. Nato da un lavoro di ricerca sulle espressioni culturali del cinema nel mondo ad opera del team di Esterni, il festival, fin dalla sua nascita nel 2002, ha cercato di far conoscere al pubblico opere di registi provenienti dai posti più sperduti del mondo, ribaltando le logiche di distribuzione cinematografica. Vi lasciamo qui alcune immagini dei momenti del festival.

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link: Esterni http://www.esterni.org / Milano Film Festival http://www.milanofilmfestival.it/

San Paolo: cartelloni pubblicitari addio

20 settembre, 2007

Una metropoli da fantascienza.

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Sfondo muto di parole vendute, tela rovinata di immagini provocanti, la città non è solo questo.
La città non è solo il territorio che occupa. La città non è solo un agglomerato di architetture. La città non è solo l’insieme dei suoi abitanti. Non è sempre la città che si comunica ma, sempre più spesso, diventa, per alcuni un insignificante supporto comunicativo. È l’amata/odiata pubblicità. A volte compagna di viaggio durante gli spostamenti metropolitani, sempre più pieni di ostacoli, a volte troppo invasiva da coprire i muri, vestire i palazzi, occupare le strade e soffocare l’aria, Per alcuni può trasformarsi in Km di carta utile per esprimere una personalità eccentrica. Se ci fermiamo a pensare è facile rendersi conto che troppo spesso, la pubblicità, sovrasta la debole voce delle strade, che dovrebbero solo ospitarla , con urla che parlano marketing. Tutti noi abbiamo in mente le immagini di Tokyo o New York con interi palazzi interamente ricoperti da insegne luminose che bombardano i passanti con espliciti messaggi promozionali illuminando la notte con luci al neon. Accanto alle grandi metropoli mondiali anche le nostre piccole città portano esempi storici di barbare invasioni: i milanesi ricordano da generazioni Porta Romana, Porta Venezia, Piazza Duomo, ecc.
Lo possiamo chiamare “inquinamento visivo”: rotta la membrana protettiva, informazioni, immagini, luci e colori arrivano al nostro cervello senza tregua.
Oltreoceano c’è chi ha osato dire basta e diventare ecologista. Leggi il seguito di questo post »

Cantieri d’Arte

14 settembre, 2007

Ridisegnare i luoghi comuni

Un luogo comune non è un “luogo comune”. A Viterbo l’hanno capito.
Contemporaneità, sviluppo, arte, sperimentazione e progetto sono le parole chiave. Cantieri d’Arte si propone come obiettivo, attraverso l’arte contemporanea, di portare allo scoperto realtà, apparentemente, senza significato. Anche i luoghi comuni hanno una personalità. Sono luoghi potenzialmente ricchi di significato e in grado di regalare emozioni se stimolati. Come una persona timida e introversa, il luogo comune è in grado di diventare interessante, basta scovare la giusta chiave di lettura.

Ridisegnare i luoghi comuni si occupa proprio di questo: far “parlare” dei luoghi muti. In questo progetto viene data importanza anzitutto al luogo ma anche alle persone, ricostruendo il tessuto di relazioni sociali, alla storia, scavando nella memoria collettiva del luogo, al presente, analizzando il contesto contemporaneo, in modo tale da sviscerare ogni possibilità di sviluppo. Leggi il seguito di questo post »

Il Consiglio Nazionale del Design

16 luglio, 2007

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Forse perchè queste notizie in Italia non hanno mai troppo risalto o interesse, forse perchè eravamo molto impegnati con le nostre professioni, ma ci stavamo per perdere la nascita di un nuovo Consiglio Nazionale che (lo dico con la dovuta cautela) potrebbe portare ad importanti novità in Italia. Il 6 di Giugno di quest’anno infatti è stato insediato ufficialmente dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli il primo Consiglio Nazionale del Design. L’organismo, con sede a Milano, avrà i compiti, secondo quanto dichiarato dal ministro, di “ricerca, divulgazione, promozione, sperimentazione e l’obiettivo di costituire un incubatore volto a promuovere la cultura del design nella pubblica amministrazione, nelle aziende e nell’opinione pubblica“, fatto quanto mai atteso e innvativo per il nostro Paese.

Riporto, sforbiciando, un articolo su questo tema apparso su Socialdesign l’indomani della nascita del Consiglio nel quale si sottolinea l’importante passo da parte delle istituzioni per la promozione delle potenzialità progettuali italiane e per il riconoscimento del valore economico che il design contribuisce a produrre nel paese sebbene si rilevi ancora la presenza, nelle parole del ministro, del famigerato termine “creatività”, piuttosto che “progetto”. Un fatto che, si spera, l’attività del Consiglio stesso aiuterà a superare e a meglio descrivere. Lo scenario che tutti ci auguriamo è quello di una classe politica capace di riconoscere e valorizzare professionalità quali il creativo, il designer, il pubblicitario, mettendoli nelle condizioni di poter crescere e dare il loro contributo alla comunità.

Si spera soprattutto che l’istituzione del Consiglio, e l’attività che da questo deriverà, possa evitare in futuro gravi passi falsi come quello accaduto a proposito del marchio turistico dell’Italia: la promozione della cultura del design passa anche attraverso la trasparenza e la correttezza dei bandi di gara indetti dalle pubbliche amministrazioni.

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