Weekend con il morto (Horror_Tourism)

twin towers crash02_911_ground_zero03.jpg

Cerchiamo sempre di indagare il tema “Talking City” in termini critici e costruttivi facendo emergere ciò che le città e i territori fanno (o cercano di fare) per recitare un ruolo attivo nello scenario italiano o internazionale, ma non possiamo esimerci dal tentare una riflessione “laterale”. Non intendiamo essere cinici, ma soltanto realisti nell’osservare che un importante flusso mediatico e, conseguentemente, turistico si attiva sempre di più nei confronti di luoghi dove si è svolta una tragedia. E quanto più questa tragedia è potente, toccando nel profondo la sensibilità dell’opinione pubblica, tanto più questo flusso è forte. E tanto più questo flusso è forte e duraturo, tanto più i luoghi, più o meno consapevolmente, si strutturano per accoglierlo, per soddisfare le esigenze degli horror_tourist e, in fondo, per sfruttarlo in termini economici.
Un ricercatore deve riuscire ad essere lucido e obiettivo, non cadere nella rete dell’emotività se vuole capire un fenomeno e superare lo stupore iniziale, forse anche l’incredulità, per riuscire a comprendere il senso e creare un punto di discussione.

Dall’11 settembre 2001 in poi tutto questo comincia a essere evidente, cioè da quando una zona di New York cambia nome e da quartiere delle Twin Towers diventa “Ground Zero”. Elaborato il super-lutto globale e metabolizzato il parallelo intervento militare in Iraq, che non offre più gli spunti clamorosi degli imponenti bombardamenti-show, rimane un flusso costante di turisti che passano silenziosamente, ma copiosamente, sullo stage dell’attacco terroristico più grave dell’era moderna. Per una volta l’assenza di un oggetto urbano (le Torri Gemelle come architetture e contenitori di vita) conta più della sua presenza e “Ground Zero” diventa il geniale naming di un’attrazione turistica incredibilmente efficace. Non possiamo chiaramente pensare ad una strategia promozionale dell’Amministrazione di New York, non possiamo nemmeno ignorare il dolore e la sincera volontà di partecipazione dei visitatori, ma non possiamo essere indifferenti al fenomeno nelle sue “conseguenze” turistiche a medio e lungo periodo. E neanche alle immagini nei blog dove i turisti ritraggono loro stessi sorridenti (abbiamo “pixelato” i visi per rispettare la privacy), come se fossero sulle sponde di un lago o sotto la Tour Eiffel, cioè totalmente indifferenti al senso del luogo. Il sistema “Ground Zero”, a 6 anni dall’evento, produce un enorme business dove turismo, servizi, trasporti, editoria, merchandising, politica e media digitali hanno lavorato in modo prima spontaneo e poi consapevolmente sistemico.

04_groundzero.jpg 05_groundzero_smile.jpg
Ma dobbiamo anche registrare il turista che si scatta uno foto che ha come sfondo la villetta degli orrori di Cogne, dove è stato ucciso Samuele Lorenzi. Cogne, luogo tradizionale di villeggiatura per famiglie dove dominava la tranquillità, l’accoglienza, la natura e l’aria buona, dopo l’atroce delitto è stata invasa da troupe di giornalisti che scavavano nelle vite della famiglia Lorenzi, ma, inevitabilmente, anche nel delicato equilibrio della piccola comunità locale. Giornalisti che hanno medializzato Cogne come luogo di crimine e che hanno “invitato” un macabro flusso turistico interessato al brivido temporaneo dell’orrore, alla vista da lontano di una casa isolata dove immaginare Ris, investigatori, magistrati, avvocati, telecamere e dolore. Horror_tourist che, a detta dei negozianti della zona, erano solo di passaggio e quindi portatori di una presenza mordi-e-fuggi che incrementava i consumi in modo non strutturale.

07_cogne_villa_030202.jpg06_-cogne_pixel.jpg

Quanto tempo passerà perché Cogne possa riacquistare la sua identità reale? Per rimanere al caso italiano altri luoghi sono diventati recentemente “famosi” per i crimini di cui sono stati palcoscenico: Garlasco e Perugia. Di Garlasco nessuno sapeva quasi nulla e nessuno ne sa realmente ora, ma conosciamo la villetta in cui è stata uccisa Chiara Poggi, la via Pascoli e una fotografia “simbolo” con un carabiniere dei Ris in tuta bianca CSI_style che sta per entrare.

08_20070827_garlasco.jpg

Garlasco dov’è? È in provincia di Pavia e scivolava in una quotidianità riteniamo tranquilla sino al momento del delitto, il resto rimarrà ignoto e non farà mai notizia per chi passerà a Garlasco per fare una foto alla casa, consumare un caffè e poter dire di esserci stato.

09_perugia_ricordo_meredith.jpg10_perugia_meredith.jpg11_perugia_indagati.jpg

Per Perugia il discorso è opposto: tutti sanno dov’è, la qualità della vita che offre, l’arte e la cultura che custodisce, il fatto che è la capitale del cioccolato, che ospita Umbria Jazz, la sua vocazione universitaria e la capacità di attrarre turisti da tutto il mondo. Da pochi giorni invece, dopo l’assassinio violento di Meredith Kercher, Perugia è il torbido scenario dove si intrecciano storie di droga, sesso, giovani in cerca di esperienze estreme, lassismo delle istituzioni e assenza dei genitori. Tutto è in secondo piano, non tanto subordinato alla ricerca del colpevole, ma ad un “carotaggio” pseudo_antropologico in cui la verità deve essere il più lontana possibile in modo da continuare a scavare nell’abisso della community studentesca. E gli ingredienti per scaldare lo share ci sono tutti: una studentessa straniera trovata nuda e sgozzata in un letto, l’amica bellissima anche lei straniera, il bravo studente italiano “sicuramente” pervertito e l’immigrato di colore che fa il musicista e possiede un pub. Il tutto condito con droga, festini notturni, sesso estremo, disagio giovanile, blog densi di contenuti torbidi e adulti assenti o perlomeno osservatori volontariamente distratti del degrado “morale”. Per qualche giorno la notizia rimbalza sui quotidiani di tutto il mondo e l’identità di Perugia è talmente stravolta che nei Tg troviamo il Sindaco della città, il questore, il capo della Polizia e il preside dell’Università per stranieri: tutti a cercare di ribilanciare lo scenario perugino, di raccontare come la città non sia uno Zoo di Berlino travestito da centro universitario e riaffermare i valori positivi di un territorio che è realmente luogo di incontro multiculturale. Le immagini della città non sono di vie, palazzi, negozi e opere d’arte, ma addirittura, appartamenti, stanze interne, oggetti, macchie di sangue, impronte di scarpe e capelli: dettagli microscopici in puro stile “crime scene investigation”.

12_casa_delitto.jpg
Casi estremi se volete e dai contenuti assolutamente differenti, ma sempre più presenti nella quotidianità dell’informazione con una serie di conseguenze che dobbiamo osservare e cercare di decodificare. Casi di “Talking City” al contrario dove un evento imprevedibile e tragico diventa il messaggio più forte e significativo emesso da un territorio, cancellando o offuscando temporaneamente tutti gli altri. Non ci si può stupire dell’attrazione morbosa verso un fatto tragico semmai il dato emergente è che, grazie alla rete di comunicazione superveloce fatta di carta e di bit, tale messaggio si propaga e genera effetti sull’identità territoriale in pochi minuti. Dopo una sola giornata di copertura mediatica inizia il processo di rimodulazione identitaria che avrà termine dopo pochi giorni, settimane, mesi o anni e che, forse, seminerà elementi perenni.

Non ci stupiamo né scandalizziamo di un horror_tourist che va a New York per vedere Ground Zero e neanche di un altro che prenota un weekend a Perugia in seguito al delitto, perché sappiamo che esistono anche agenzie specializzate in viaggi in zone di guerra, ma ribadiamo che l’identità di un luogo è un capitale culturale ed economico che va sempre conservato, evoluto e difeso. Essere Talking City significa avere sempre chiaro il quadro emissivo del territorio che si amministra, progettarlo e gestirlo in modo da renderlo sempre più efficace e competitivo. Talmente efficace che è in grado di sostenere, contrastare e vincere un confronto con eventi imprevedibili che esulano tragicamente dal metabolismo consolidato del territorio stesso. Oppure, per essere realmente cinici, di sfruttare quell’evento imprevedibile per incrementare la propria visibilità e trarne un vantaggio strategico. Perché, ad essere sinceri, gli eventi clamorosi e imprevedibili non solo tragici, ma spesso anche incredibilmente positivi e allora l’incapacità di gestire e comunicare la propria identità si manifesta in modo più politically correct, ma egualmente grave. Se al posto di un assassinio efferato mettiamo una scoperta scientifica, un ritrovamento archeologico o un eccezionale record sportivo manteniamo la non prevedibilità dell’evento, ma è molto probabile che manterremo anche l’incapacità strutturale di un territorio di essere pronto a farne un “valore” da spendere in termini progettuali e consapevoli.
Così dovrebbe essere una strategia di comunicazione: uno strumento capace di “reagire” a ciò che, nel bene e nel male, non si poteva prevedere e utilizzarlo per arrivare più efficacemente all’obiettivo primario.
Così dovrebbe essere un territorio “talking”: pronto a difendersi con strumenti adeguati da attacchi improvvisi e devianti, ma anche reattivo nel cogliere occasioni inaspettate di attenzione mediale.

Franz Bergonzi

Annunci

3 Risposte to “Weekend con il morto (Horror_Tourism)”

  1. Luigi Brenna Says:

    Caro Fancesco, complimenti per l’articolo è veramente centrato e mette a nudo un fenomeno comunicativo contemporaneo che io denominerei “horror reality soap”. Provo a spiegarmi. Se esiste, come esiste, un audience che segue telenovelsa come “Un posto al sole” o “Centovetrine” (che in termini talking sono progetti promozionali rispettivamente delle città di Napoli e Torino) esiste anche un audience di appassionati che, più o meno consapevolmente, segue tutti i giorni i nuovi episodi di “Cogne – madri intellegibili” e “Perugia vite eccessive per misteriosi decessi”. In altre parole i luoghi dove avvengono delitti e/o sciagure diventano il contesto (scenografia) per l’inizio di una nuova telenovelas (horror reality soap). In queste nuove telenovelas, i giornalisti diventano gli sceneggiatori, i cameramen sono gli scenografi, gli episodi non sono altro che i servizi messi in onda dai vari telegiornali e dai programmi televisivi di approfondimento. Gli articoli sui quotidiani e sui settimanali sono letture per coloro che non si possono perdere il “dietro le quinte”. E come dimenticarsi del cast? Naturalmente gli attori protagonisti sono gli indagati, i colpevoli o i presunti tali; gli attori secondari sono gli avvocati, le forze dell’ordine, i RIS, mentre i vari testimoni si contendono qualche particina nel ruolo di semplici comparse.
    Che differenze esistono tra una vera telenovela e una “horror reality soap”. A mio parere sono pochissime se esistono. Tant’è che il mio dubbio è che di differente ci sia solo l’inizio. Ovvero la “puntata uno” del delitto di Cogne non è stata progettata, ma il seguito non è altro che una telenovela mascherata sotto un velo mediatico di attualità. Il che permette di avere un pubblico composto di individui i quali magari disdegnano coloro che seguono “un posto al sole”, senza rendersi conto di essere afficionados di una telenovela di cui cambia solo il titolo.
    Continuando su questo parallelismo tra fiction e finta attualità travestita da fiction le associazioni mi fanno correre ad un altro argomento che presto verrà trattato in questo blog: che è quello delle “film commission”… ma di questo ne parleremo.
    Concludo rinnovando i miei complimenti a Francesco per l’articolo e lanciando una provocazione: e se dei veri sceneggiatori approfittassero di questi eventi delittuosi per lanciare dei veri e propri prodotti televisivi con lo scopo di ribaltare in senso positivo l’immagine delle città in cui essi si svolgono? Una specie di guerrilla marketing al contrario e più Talking…
    Luigi Brenna

  2. roby Says:

    inizia l’horror tour:1°tappa garlasco, poi novi ligure e infine cogne,si fa tutto in giornata, sono relativamente vicine e poi il tom-tom ci indica i luoghi con precisione….che tristezza infinita!

    ne approfitto anche per ringraziare franz bergonzi, paolo cazzola e luigi brenna per avermi dato l’anno scorso la possibilità di frequentare il più bel corso universitario che abbia seguito durante la laurea triennale…..ho conosciuto e lavorato con persone meravigliose(oltre voi intendo le mie compagne di team), ho avuto anche la possibilità di conoscere e scoprire il quartiere isola, un quartiere in piena espansione e che pochi milanesi conoscono (a questo proposito volevo segnalare l’evento isola talks&walks che si tiene domani, 16dic, per maggior info meglio guardare su google), in più ho iniziato a guardare le cose con occhi diversi, più curiosi, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, o semplicemente da scoprire……..
    grazie davvero
    roberta

  3. paola Says:

    Dell’america ormai non mi sconvolge quasi più nulla. Loro sono maestri in queste cose e sono riusciti a ridare un’identità a un luogo che era storico, prima, e ancora di più oggi. Hanno costruito un luogo dalla sua distruzione. Mi domando: quanto c’è di casuale e quanto di progettato nella costruzione dell’identità di Ground Zero? In Italia negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni simili, citati nell’articolo, dove delle città, cittadine e paesi hanno conquistato visibilità “grazie” alla cronaca nera. In tutto questo hanno un ruolo fondamentale i media che ci bombardano, nel vero senso della parola, con continui aggiornamenti, più o meno utili, interessanti o veri. Forse rapiti dall’ondata reality ci siamo fatti trascinare: frugare nella vita altrui, scavare in torbide storie quotidiane, scoprire loschi intrecci..non si starà un po’ esagerando?Credo che a volte si vada oltre l’informazione e si costruisca, come nella finzione, una trama infinita, mescolata però al vero dolore di chi non guarda questi fatti da spettatore ma da attore. Qualcuno diceva “bene o male l’importante è che se ne parli”. Forse ora siamo a conoscenza di un paesino del pavese ma quanto c’è di positivo nello strumentalizzare un delitto per crearne un’attrazione turistica?
    Complimenti: bell’articolo e argomento molto interessante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: