Il marchio “muto” dell’Italia

marchio italiano

Sarebbe facile e paradossale far notare come il Governo Prodi sia caduto il giorno della presentazione di questo marchio. Ma per chi si occupa di design, comunicazione e Talking Places questa coincidenza appare ironicamente e tristemente non casuale. I problemi di un governo e dell’Italia come paese che vorrebbe essere “sistema” e che tale non è sono altri, ma il modo in cui vengono da decenni affrontati viene chiaramente illustrato da questo marchio. Un marchio che potrebbe non esserci, ma che se si decide di farlo, come in questo caso, va affrontato in ben altro modo. Risulta sbagliata la forma di un concorso apparentemente blindato, l’assegnazione ad un progetto che ci risulta difficile pensare fosse il migliore e un’agenzia che forse non era quella adatta. I commenti in rete e i sondaggi lo bocciano senza appello e chiunque conosca anche elementi base di comunicazione può facilmente concordare. Questo marchio non “parla” dell’Italia, non ci racconta i suoi valori, non ne ribadisce la forza (unica al mondo) in termini di appeal turistico. Non risponde agli obiettivi per cui è stato creato e, temiamo, pagato. Contiene pure ingenuità scolastiche come la “I” tipica degli uffici informativi, piegandosi ad un simbolismo banale da segnaletica comunale. Potremmo continuare la critica in modo analitico, ma è più utile sottolineare che un marchio ha un rapporto simbiotico con l’azienda o il prodotto che rappresenta . E’ assurdo pensare che Nike, Coca Cola e Apple debbano il loro successo solo al marchio graficamente inteso, ma è altrettanto vero che il marchio deve stabilire un rapporto intimo con il prodotto, deve esserne un distillato simbolico ed è destinato ad “invadere” capillarmente lo scenario comunicativo locale e globale. Il nuovo marchio dell’offerta turistica italiana si diffonderà epidemicamente sino alle brochure dei singoli comuni? Arriverà all’estero? Finirà sulle vetrofanie degli alberghi? Sarà quindi un cromosoma essenziale dell’identità italiana? Io spero che come altre questioni nazionali si sedimenti una critica propositiva, si decida di rifarlo in modo più aperto e professionale. Perchè Talking Italia necessita di ben altro per essere rappresentata in modo corretto ed emozionante.

Francesco Bergonzi

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