Una metropoli da fantascienza.
Sfondo muto di parole vendute, tela rovinata di immagini provocanti, la città non è solo questo.
La città non è solo il territorio che occupa. La città non è solo un agglomerato di architetture. La città non è solo l’insieme dei suoi abitanti. Non è sempre la città che si comunica ma, sempre più spesso, diventa, per alcuni un insignificante supporto comunicativo. È l’amata/odiata pubblicità. A volte compagna di viaggio durante gli spostamenti metropolitani, sempre più pieni di ostacoli, a volte troppo invasiva da coprire i muri, vestire i palazzi, occupare le strade e soffocare l’aria, Per alcuni può trasformarsi in Km di carta utile per esprimere una personalità eccentrica. Se ci fermiamo a pensare è facile rendersi conto che troppo spesso, la pubblicità, sovrasta la debole voce delle strade, che dovrebbero solo ospitarla , con urla che parlano marketing. Tutti noi abbiamo in mente le immagini di Tokyo o New York con interi palazzi interamente ricoperti da insegne luminose che bombardano i passanti con espliciti messaggi promozionali illuminando la notte con luci al neon. Accanto alle grandi metropoli mondiali anche le nostre piccole città portano esempi storici di barbare invasioni: i milanesi ricordano da generazioni Porta Romana, Porta Venezia, Piazza Duomo, ecc.
Lo possiamo chiamare “inquinamento visivo”: rotta la membrana protettiva, informazioni, immagini, luci e colori arrivano al nostro cervello senza tregua.
Oltreoceano c’è chi ha osato dire basta e diventare ecologista.
A San Paolo, dal primo gennaio 2007, una coraggiosa iniziativa, del sindaco Gilberto Kassab, vieta la pubblicità dando vita a un singolare esperimento sociale senza precedenti. Manifesti, insegne e pannelli elettronici lampeggianti sono messi al bando: tolleranza zero. San Paolo. una città senza pubblicità.
Immediatamente le agenzie pubblicitarie hanno definito questa operazione una restrizione della libertà d’espressione fortemente dannoso per l’economia del settore pubblicitario, in più, i non ci sarebbe più stato un supporto agli acquisti per i consumatori. Nobili motivazioni, ma lo pensano realmente o si cerca un comodo appiglio per catturare l’attenzione del pubblico? Non dimentichiamoci che questo è il loro mestiere.
D’altra parte un simile provvedimento è, evidentemente, esagerato.
Oggi, a San Paolo la pubblicità è ancora presente anche se meno invadente, ma tutto questo è servito ad aprire un dibattito sulla “pubblicità sostenibile” ripensando a strategie pubblicitarie meno invasive.
La necessità impellente è quella ripulire la città da quello che non è qualitativamente valido per fare un salto culturale e avvicinarsi ad un contesto urbano ideale. Tutto ciò è possibile grazie al concetto di convivenza tra esigenze pubblicitarie, lo stile di vita dei cittadini e la città stessa.
Trenta anni fa il pubblicitario statunitense Howard Gossage era contrario all’uscita della pubblicità dalla carta stampata, oggi non è possibile ripulire completamente le strade ma lo spazio urbano deve essere visto come un vero e proprio palcoscenico del manifesto e lo spettatore deve essere tutelato da messaggi troppo invadenti, altrimenti si corre il rischio di overdose.
